Sommario

Strutturati e non strutturati

Le considerazioni del paragrafo precedente cominciano a delineare differenze importanti fra le figure professionali presenti nel database Miur-Cineca, che finora abbiamo distinto soltanto come docenti/ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato. Il titolo di questo paragrafo si riferisce, invece, alla distinzione fra personale docente di ruolo , o strutturato (professori ordinari, professori associati e ricercatori a tempo indeterminato) e il personale non strutturato (ricercatori a tempo determinato e titolari di assegni di ricerca).

In questa sezione, oltre che entrare maggiormente nel dettaglio delle differenze fra alcune di queste figure, getteremo anche uno sguardo sulle altre figure della docenza e della ricerca che popolano e animano l’università italiana: i docenti a contratto e i collaboratori in attività di ricerca. In breve: oltre che distinguere fra docenti/ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato, preciseremo anche le caratteristiche di alcune figure “a tempo indeterminato” e di quelle che lavorano in maniera temporanea.

5.1. Piramidi universitarie

La docenza universitaria è concettualmente costruita come una “piramide”, al cui vertice sono i professori ordinari e la cui base è costituita da forze giovani e ancora non perfettamente mature. La numerosità dei docenti e delle fasce non ha sempre rispecchiato questa organizzazione. Ad esempio, tra il 1999 e il 2006 la quota degli ordinari era cresciuta tanto da conferire una forma a clessidra alla distribuzione del corpo docente (Cfr. Rapporto ANVUR 2016 : 360), ancora visibile nel 2008.

Figura 93 . Numerosità dei docenti/ricercatori. Valori assoluti. Anno 2008. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella figura precedente è appena visibile, nella fascia dei ricercatori, la numerosità dei ricercatori a tempo determinato, figura introdotta, come più volte ripetuto, dalla legge 230/2005 .

Dopo la legge 240/2010 , si è ripristinata una configurazione piramidale, con «una larga base di ricercatori, una quota lievemente minore di professori associati nella fascia centrale e, infine, una piccola quota di ordinari al vertice» ( Rapporto ANVUR 2018 : 264).

Figura 94 . Numerosità dei docenti/ricercatori. Valori assoluti. Anno 2011. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella figura precedente, nella fascia dei ricercatori sono comprese ben quattro tipologie differenti di ricercatore: i ricercatori a tempo indeterminato, i ricercatori a tempo determinato legge 230/2005 e i ricercatori a tempo determinato legge 240/2010 di tipo A e di tipo B (questi ultimi, all’epoca, in tutto 7 e dunque poco visibili nel grafico).

Anche nel 2014, la figura disegnata dalla distribuzione dei docenti/ricercatori è piramidale.

Figura 95 . Numerosità dei docenti/ricercatori. Valori assoluti. Anno 2014. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella figura precedente, nella fascia dei ricercatori le quattro tipologie di ricercatore sono tutte visibili.

Nel 2017 – che, come abbiamo detto più volte, è l’anno del picco negativo nella numerosità dei docenti/ricercatori – comincia a farsi evidente il restringimento della base della piramide.

Figura 96 . Numerosità dei docenti/ricercatori. Valori assoluti. Anno 2017. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella figura precedente la fascia dei ricercatori comprende ancora una maggioranza di ricercatori a tempo indeterminato; gli RTD legge 230/2005 sono quasi scomparsi, mentre gli RTD-A e gli RTD-B legge 240/2010 sono ormai ben presenti.

Nel 2020, la piramide presenta un netto squilibrio: la fascia dei ricercatori non solo comprende categorie fra loro molto differenti, ma si è anche ridotta quantitativamente, ed è ben al di sotto del numero degli associati.

Figura 97 . Numerosità dei docenti/ricercatori. Valori assoluti. Anno 2020. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella figura precedente si evince come, nella fascia dei ricercatori, si sia compiuto il sorpasso numerico dei ricercatori a tempo determinato sui ricercatori a tempo indeterminato.

Per “riequilibrare” questa piramide fornendole una “base” abbiamo provato a inserire nella fascia dei ricercatori anche il numero degli assegnisti di ricerca.

Figura 98 . Numerosità dei docenti/ricercatori e degli assegnisti. Valori assoluti. Anno 2020. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Bisogna a questo punto fare alcune considerazioni sull’eterogeneità dei componenti della “base frammentata” che abbiamo composto. Innanzitutto va problematizzata la piena appartenenza di alcune figure alla categoria dei “ricercatori”. Con la parziale eccezione degli assegnisti di ricerca, che possono o meno assumere incarichi di insegnamento secondo le differenti normative dei regolamenti di ateneo, la base della piramide è più propriamente costituita da docenti/ricercatori . Gli RTD-A e gli RTD-B lo sono perché così è previsto dalla legge che li istituisce. I ricercatori a tempo indeterminato, come meglio vedremo in seguito, lo sono per necessità di copertura degli insegnamenti, per concessione legislativa e per prassi consolidate.

Inoltre, queste figure sono molto differenti tra loro:

Ricercatori a tempo indeterminato – ormai in esaurimento da 10 anni e per oltre un terzo abilitati (in valori assoluti: 455 abilitati alla prima fascia; 3224 alla seconda fascia), sono destinati a sparire entro qualche anno, per passaggio a una fascia più alta o per pensionamento;

RTD-B – potremmo considerarli esclusi dalla categoria degli “a tempo determinato” e iniziare a pensarli come associati in pectore . Il contratto di RTD-B è attualmente l’unica porta per la stabilizzazione e sempre più sovente coloro che vengono assunti sono già abilitati, in modo da poter più sicuramente passare nella fascia degli associati;

RTD-A e Assegnisti sono invece tra loro “diversamente precari”, i primi con un contratto di tre anni, i secondi con un contratto da uno a tre anni. Comuni sono i destini possibili: un contratto da RTD-B (prima del compimento del nono anno di “precariato”) o – compiuti i 12 anni di contratti di diversi tipo – l’espulsione.

Nella figura seguente, proviamo a distinguere le figure a tempo indeterminato – Professori ordinari, associati e ricercatori – da quella a “tempo indeterminato in pectore ” degli RTD-B, e da quelle effettivamente a tempo determinato. Da queste ultime abbiamo escluso gli RTD 2005 per la loro estrema esiguità (31 in valori assoluti nel 2020).

Figura 99 . Numerosità dei docenti/ricercatori e degli assegnisti. Valori assoluti. Anno 2020. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

In questa figura i ricercatori a tempo indeterminato e gli RTD-B sono, come abbiamo detto, accomunati dal destino di diventare professori associati se abilitati [69] o di “uscire”: i primi per pensionamento, i secondi dall’alveo del “tempo indeterminato”.

Ma anche i “precari” hanno sicuramente un punto in comune: competono tutti per diventare RTD-B e l’alternativa a questo esito è l’uscita dal sistema della ricerca (quanto meno della ricerca universitaria).

In breve, ferma restando la legislazione, la linea dei ricercatori a tempo indeterminato è destinata a scomparire, la linea degli RTD-B sarà come sempre legata alle disposizioni sul turnover e a eventuali futuri “piani straordinari”, e la base di questa figura geometrica – che potremmo definire come una piramide con una strozzatura appena sopra la base – sarà definitivamente costituita soltanto da “precari” con prospettive di stabilizzazione piuttosto incerte.

5.2. Strutturati

Iniziamo con l’identificare la numerosità degli strutturati.

Tabella 182 . Numerosità dei docenti/ricercatori a tempo indeterminato per genere. Anni 2008-2020. Valori assoluti, variazioni percentuali e percentuali sul totale. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca .

Anno

Professori Ordinari

Professori Associati

Ricercatori Universitari

Totale

Totale

% sul totale generale

Donne

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Uomini

2008

3568

15366

6177

12079

11546

14038

21291

41483

62774

98,50%

2009

3422

14458

5985

11580

11502

13933

20909

39971

60880

98,42%

2010

3185

12669

5816

11142

11289

13647

20290

37458

57748

97,67%

2011

3148

12097

5760

10868

11131

13458

20039

36423

56462

97,00%

2012

3031

11492

5629

10517

11029

13233

19689

35242

54931

95,61%

2013

2934

10958

5529

10277

10822

12918

19285

34153

53438

94,40%

2014

2832

10437

6238

11301

9757

11273

18827

33011

51838

93,22%

2015

2777

10106

7308

12728

8288

9144

18373

31978

50351

91,94%

2016

2880

10096

7410

12514

7650

8332

17940

30942

48882

89,61%

2017

2958

9899

7546

12573

7055

7555

17559

30027

47586

87,87%

2018

3130

10054

7982

12801

6195

6406

17307

29261

46568

85,17%

2019

3395

10293

8747

13535

5301

5400

17443

29228

46671

83,53%

2020

3586

10572

9325

13794

4466

4531

17377

28897

46274

82,27%

Nel 2008, per quanto fossero state già introdotte figure a tempo determinato dalla legge 230/2005 , la c.d. “Moratti”, la quasi totalità dei docenti/ricercatori contabilizzati dal sistema Miur-Cineca era di ruolo. Nei 12 anni intercorsi le cose sono significativamente cambiate per la radicale modifica del sistema di reclutamento già prefigurato dalla “Moratti” e definitivamente entrato in auge con la legge 240/2010 . Quest’ultima legge ha eliminato la figura di ricercatore a tempo indeterminato e ha introdotto le due figure di ricercatore a tempo determinato di tipo A e B delle quali si sono già brevemente delineate le caratteristiche. Tutti i nuovi reclutati a partire dal 2010 sono allora a tempo determinato, almeno formalmente, perché, come abbiamo visto, gli RTD-B abilitati sono “virtualmente a tempo indeterminato”.

Tabella 183 . Numerosità dei docenti e dei ricercatori a tempo determinato. Anni 2008-2020. Valori assoluti, variazioni percentuali e percentuali sul totale. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

RTD 2005

RTD-A

RTD-B

Straordinari t.d.

Totale

Totale

% sul totale generale

Donne

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Uomini

2008

183

273

4

10

187

283

470

0,74%

2009

243

382

5

16

248

398

646

1,04%

2010

455

677

3

2

8

33

463

715

1178

1,99%

2011

597

821

73

77

2

5

11

37

683

940

1623

2,79%

2012

533

704

484

637

6

14

12

52

1035

1407

2442

4,25%

2013

405

515

854

1117

49

65

27

90

1335

1787

3122

5,52%

2014

291

344

1115

1492

116

182

35

161

1557

2179

3736

6,72%

2015

205

236

1275

1682

268

432

48

249

1796

2599

4395

8,03%

2016

102

108

1374

1873

758

1134

52

249

2286

3364

5650

10,36%

2017

38

42

1601

2090

998

1437

54

295

2691

3864

6555

12,10%

2018

25

30

1757

2236

1519

2146

66

319

3367

4731

8098

14,81%

2019

25

26

2029

2405

1777

2503

80

348

3911

5282

9193

16,45%

2020

16

15

2225

2661

1928

2720

83

319

4252

5715

9967

17,72%

A partire dalla legge 240/2010 fra i docenti/ricercatori a tempo indeterminato c’è dunque un ruolo “in esaurimento”, quello dei ricercatori universitari (RU), del quale esamineremo ora brevemente le caratteristiche.

5.2.1. Ricercatori a tempo indeterminato

Benché la legge che istituiva il ruolo vietasse esplicitamente l’attribuzione di incarichi di docenza ai ricercatori universitari ( DPR 382/1980, art. 1 ), dal 1990 ( L. 341/90, art. 12 ) i ricercatori confermati – e dal 1995 anche i non confermati – possono dare il loro consenso all’attribuzione da parte delle strutture didattiche di affidamenti o supplenze di corsi o moduli. Da quel momento una parte progressivamente sempre più notevole dell’offerta didattica è sostenuta da ricercatori a tempo indeterminato. Nello stesso tempo la messa in esaurimento prevista a partire dal 2013 dalla legge 230/2005 (la c.d. “legge Moratti”) e anticipata al 2011 dalla legge 240/2010 (la c.d. “legge Gelmini”), e la istituzione, con questa stessa legge, della figura di RDT-B, mette i ricercatori a tempo indeterminato su una sorta di binario morto. Ripetute misure legislative e interventi finanziari sono stati diretti a favorire il passaggio dei ricercatori a tempo indeterminato in possesso di abilitazione scientifica nazionale a professori associati. Già la legge 240/2010 aveva riservato a questo scopo apposite risorse per gli anni 2011 e seguenti, sulla base di un piano straordinario poi attuato con decreti ministeriali del 2011 e del 2012 e messo in atto a partire dal 2014, dopo i risultati della prima tornata di abilitazioni. Il passaggio dei ricercatori abilitati alla seconda fascia è proseguito con alterne vicende ma, come abbiamo visto, il 36,08% dei ricercatori in servizio nel 2010 è ancora “in esaurimento” e il 40,89% di essi è abilitato alla prima o alla seconda fascia. L’ultimo provvedimento in merito è un nuovo “piano straordinario” ( D.M. 84, 14 maggio 2020 ) per la progressione di carriera di circa 1.034 ricercatori a tempo indeterminato abilitati, che dovrebbero diventare professori associati entro il 2022.

In breve, a dieci anni dalla messa in esaurimento, i ricercatori a tempo indeterminato sono ancora il 16% dei docenti/ricercatori a tempo indeterminato e determinato (valore assoluto: 8.997): RTD-A e RTD-B sommati ne sono il 17% (valore assoluto 9.534).

Nel corso dell’esposizione ci siamo già soffermati su alcune caratteristiche di questa fascia, ma le dedicheremo qui ulteriore spazio per riassumere e completare alcune informazioni.

Come si evince dalle tabelle e dal grafico seguenti, la messa in esaurimento della figura di ricercatore a tempo indeterminato sta producendo effetti differenti fra ricercatori e ricercatrici.

Tabella 184 . Numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato per genere. Anni 2008-2020. Valori assoluti e variazioni percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Ricercatrici

Ricercatori

Totale

2008

11546

14038

25584

2009

11502

13933

25435

2010

11289

13647

24936

2011

11131

13458

24589

2012

11029

13233

24262

2013

10822

12918

23740

2014

9757

11273

21030

2015

8288

9144

17432

2016

7650

8332

15982

2017

7055

7555

14610

2018

6195

6406

12601

2019

5301

5400

10701

2020

4466

4531

8997

Variaz. % 2008-2020

-61,32%

-67,72%

-64,83%

I ricercatori a tempo indeterminato sono diminuiti del 67,72% e le ricercatrici del 61,32%, per un decremento del totale della fascia del 64,83%.

Tabella 185 . Ricercatori a tempo indeterminato per genere. Anni 2008-2020. Valori percentuali sul totale della fascia. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Ricercatrici

Ricercatori

2008

45,1%

54,9%

2009

45,2%

54,8%

2010

45,3%

54,7%

2011

45,3%

54,7%

2012

45,5%

54,5%

2013

45,6%

54,4%

2014

46,4%

53,6%

2015

47,5%

52,5%

2016

47,9%

52,1%

2017

48,3%

51,7%

2018

49,2%

50,8%

2019

49,5%

50,5%

2020

49,6%

50,4%

Ne deriva che la percentuale di ricercatrici sul totale della fascia cresce, pur non raggiungendo ancora – a livello nazionale – il 50%. Il grafico seguente (che ripropone in valori assoluti i contenuti della Figura 7 ) visualizza questa dinamica.

Figura 100 . Numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato per genere. Anni 2008, 2010, 2012, 2014, 2016, 2018, 2020. Valori assoluti. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Si è più volte ricordato, nelle precedenti sezioni, che le dinamiche dell’ esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato hanno volumi e velocità differenti nelle tre macro-aree del Paese, così che la variazione percentuale dal 2008 al 2020 è stata – rispetto alla già ricordata media nazionale del -64,83% – del -68,64% al Nord, del -63,74% al Centro e del -61,03% al Sud e nelle Isole.

Nella seguente tabella metteremo in evidenza la percentuale di ricercatrici e ricercatori a tempo indeterminato sul totale docenti/ricercatori nelle tre macro-aree del Paese.

Tabella 186 . Ricercatori a tempo indeterminato nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2008-2020. Valori percentuali sul totale dei docenti/ricercatori dell’area. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Ricercatori Nord

Ricercatori Centro

Ricercatori Sud e Isole

2008

39,36%

38,78%

42,29%

2009

40,28%

39,74%

43,36%

2010

40,84%

41,54%

44,48%

2011

41,29%

41,62%

44,04%

2012

41,15%

41,38%

44,38%

2013

40,80%

41,09%

44,18%

2014

34,83%

38,47%

41,40%

2015

28,70%

32,47%

35,64%

2016

26,03%

30,03%

33,27%

2017

23,34%

27,72%

31,53%

2018

19,38%

23,75%

27,78%

2019

15,85%

20,16%

23,12%

2020

13,01%

17,05%

19,55%

Come si evince dalla tabella, la percentuale di ricercatrici e ricercatori a tempo indeterminato sul totale dei docenti/ricercatori dell’area è storicamente più alta al Sud e nelle Isole. Tuttavia, mentre tale differenza nel 2008 era di meno di 3 punti percentuali rispetto alle regioni del Nord e di circa 3,5 punti percentuali rispetto al Centro, nel 2020 tali differenze diventano di oltre 6 punti percentuali rispetto al Nord e di circa 2,5 punti rispetto al Centro. Ciò è evidenziato dal grafico seguente, che prende in considerazione gli anni dall’introduzione della legge “Gelmini” e dalla messa in esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato al 2020.

Figura 101 . Ricercatori a tempo indeterminato nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2010-2020. Valori percentuali sul totale dell’area geografica. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella tabella seguente presentiamo le percentuali di ricercatrici e ricercatori a tempo indeterminato delle tre macro-aree del Paese sul totale delle ricercatrici e dei ricercatori a tempo indeterminato italiani.

Tabella 187 . Distribuzione dei ricercatori a tempo indeterminato nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2008-2020. Valori percentuali sul totale della fascia. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Ricercatori Nord

Ricercatori Centro

Ricercatori Sud e Isole

2008

40,92%

25,45%

33,63%

2009

40,87%

25,56%

33,56%

2010

40,71%

25,99%

33,30%

2011

41,47%

25,66%

32,86%

2012

41,59%

25,29%

33,12%

2013

41,68%

25,13%

33,18%

2014

39,65%

26,10%

34,25%

2015

38,99%

26,04%

34,97%

2016

38,56%

26,14%

35,30%

2017

37,86%

26,11%

36,03%

2018

37,27%

25,91%

36,82%

2019

36,75%

26,27%

36,98%

2020

36,49%

26,24%

37,27%

Variaz. punti perc.

-4,43

+0,79

+3,64

Possiamo osservare che, come è evidente anche nel grafico seguente, le percentuali sul totale della fascia decrescono al Nord di oltre 4 punti percentuali (4,43) e viceversa crescono al Centro (meno di un punto percentuale: 0,79), e al Sud e nelle Isole di oltre 3 punti percentuali (3,64).

Figura 102 . Ricercatori a tempo indeterminato nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2010-2020. Valori percentuali sul totale della fascia. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nel grafico seguente presenteremo, in valori percentuali, la consistenza della fascia sul totale generale dei docenti/ricercatori nelle tre macro-aree del Paese, evidenziando in tal modo le differenti dinamiche della decrescita.

Figura 103 . Ricercatori a tempo indeterminato nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2010-2020. Valori percentuali sui totali generali. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella tabella e nel grafico seguenti si ribadisce, in valori percentuali sui totali dei docenti/ricercatori delle aree geografiche, quanto già evidenziato dai valori assoluti: una differente incidenza dei ricercatori a tempo indeterminato sul totale dei docenti/ricercatori nelle macro-aree e il passaggio da una situazione di maggiore numerosità della componente maschile della fascia si è passati a una quasi-parità.

Tabella 188 . Ricercatori a tempo indeterminato per genere nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2008-2020. Valori percentuali sul totale dei docenti/ricercatori dell’area geografica. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

NORD

CENTRO

SUD e ISOLE

Ricercatrici

Ricercatori

Ricercatrici

Ricercatori

Ricercatrici

Ricercatori

2008

17,66%

21,70%

17,71%

21,08%

19,06%

23,24%

2009

18,08%

22,21%

18,19%

21,54%

19,61%

23,76%

2010

18,36%

22,48%

19,03%

22,51%

20,12%

24,36%

2011

18,58%

22,71%

18,92%

22,69%

20,01%

24,03%

2012

18,59%

22,56%

18,90%

22,48%

20,26%

24,12%

2013

18,41%

22,39%

18,84%

22,24%

20,31%

23,87%

2014

16,06%

18,77%

17,88%

20,59%

19,32%

22,08%

2015

13,60%

15,10%

15,44%

17,04%

17,01%

18,63%

2016

12,43%

13,60%

14,32%

15,71%

16,02%

17,25%

2017

11,24%

12,10%

13,33%

14,39%

15,31%

16,21%

2018

9,53%

9,85%

11,51%

12,24%

13,79%

13,99%

2019

7,87%

7,97%

9,92%

10,24%

11,48%

11,65%

2020

6,46%

6,55%

8,35%

8,69%

9,79%

9,76%

Vediamo ora l’incidenza percentuale delle ricercatrici e dei ricercatori delle tre macro-aree sul totale nazionale negli anni 2010, 2015, 2020.

Figura 104 . Ricercatori a tempo indeterminato per genere nelle tre macro-aree del Paese. Anni 2010, 2015, 2020. Valori percentuali sul totale nazionale. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anticipiamo ora alcune osservazioni sulla numerosità delle ricercatrici e dei ricercatori a tempo indeterminato nelle 14 aree Concorsuali individuate dal Consiglio Universitario Nazionale, note come aree CUN.

Nella tabella seguente presentiamo la numerosità della fascia nelle aree CUN dal 2008 al 2020 in valori assoluti e le variazioni percentuali nel periodo preso in esame.

Tabella 189 . Numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato nelle aree CUN. Anni 2008-2020. Valori assoluti e variazioni percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Area 01

Area 02

Area 03

Area 04

Area 05

Area 06

Area 07

Area 08

Area 09

Area 10

Area 11

Area 12

Area 13

Area 14

Totale

2008

1279

888

1288

475

2342

5382

1324

1618

1926

2373

2106

2066

1762

755

25584

2009

1278

880

1293

466

2314

5257

1334

1585

1925

2364

2086

2098

1784

771

25435

2010

1257

864

1299

463

2281

5086

1320

1550

1942

2265

2037

2044

1762

766

24936

2011

1250

882

1310

458

2303

4940

1332

1511

1958

2207

1961

1994

1717

766

24589

2012

1252

869

1310

456

2280

4774

1330

1499

1931

2182

1932

1962

1724

761

24262

2013

1232

854

1302

455

2256

4596

1297

1475

1909

2122

1881

1915

1694

752

23740

2014

1100

715

1135

403

2075

4231

1182

1288

1565

1829

1645

1706

1498

658

21030

2015

891

543

935

338

1786

3646

1009

1027

1252

1433

1312

1482

1208

570

17432

2016

818

473

860

317

1666

3388

933

926

1128

1277

1196

1374

1101

525

15982

2017

755

407

789

279

1557

3119

858

850

1022

1145

1078

1269

999

483

14610

2018

645

345

683

243

1398

2687

765

713

828

959

895

1149

861

430

12601

2019

548

285

589

201

1212

2342

670

572

687

783

704

998

758

352

10701

2020

460

238

487

167

1045

2001

565

465

563

616

570

875

659

286

8997

Variaz. %

-64,03

-73,20

-62,19

-64,84

-55,38

-62,82

-57,33

-71,26

-70,77

-74,04

-72,93

-57,65

-62,60

-62,12

-64,83

Osserviamo che anche in questo caso – rispetto alla decrescita complessiva del 64,83% – ci sono significativi scostamenti, come è evidente nel grafico seguente che fa riferimento al 2010 (anno della legge 240), a un anno intermedio (2015) e alla situazione attuale.

Figura 105 . Numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato nelle aree CUN. Anni 2010, 2015,2020. Valori assoluti. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Nella tabella e nel grafico seguenti la differenza fra le dinamiche di decrescita viene evidenziata attraverso l’uso delle percentuali sui totali della fascia dal 2008 al 2020.

Tabella 190 . Ricercatori a tempo indeterminato nelle aree CUN. Anni 2008-2020. Valori percentuali sui totali della fascia. Fonte: ns. elaborazione dati Miur-Cineca.

Anno

Area 01

Area 02

Area 03

Area 04

Area 05

Area 06

Area 07

Area 08

Area 09

Area 10

Area 11

Area 12

Area 13

Area 14

2008

5,00%

3,47%

5,03%

1,86%

9,15%

21,04%

5,18%

6,32%

7,53%

9,28%

8,23%

8,08%

6,89%

2,95%

2009